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Alice, sei così carina quando arrossisci,” disse Rocco, strizzando l’occhio mentre passava la bottiglia di vodka. “Dimmi la verità… hai mai fatto un pompino a qualcuno che non fosse Luca?”
La stanza si riempì di risate, mentre io, Luca, cercavo di non farmi notare troppo. Alice si portò una mano alla bocca, fingendo shock, ma i suoi occhi brillavano di un divertimento che conoscevo troppo bene. “Che domanda del cazzo,” borbottò, ma la sua voce era più nervosa che arrabbiata.
“Ah, quindi è un sì?” Joe si protese in avanti, il sorriso da furetto stampato in faccia. “Dai, non fare la timida ora. Siamo tutti amici qui.”
Alice mi lanciò un’occhiata veloce, quasi in cerca di permesso, mentre le guance le si tingevano di rosso. “Va bene… una volta. Ma era prima di Luca!” aggiunse in fretta, come se questo potesse salvarla. I ragazzi scoppiarono in ululati di approvazione, e io feci finta di ridere, anche se sentivo le mascelle che mi si stringevano.
“E com’era?” chiese Marco, sfregandosi le mani. “Dettagli, troietta.”
Alice fece finta di darmi un calcio sotto al tavolo, ma il suo piede finì per sfiorarmi la gamba in un modo che sapevo troppo bene. “Era… normale,” mentì spudoratamente, mentre le tette le si sollevavano col respiro accelerato. “Niente di che.”
Rick scoppiò a ridere. “Normale un cazzo. Con quelle labbra? Scommetto che hai fatto venire quel povero cristo in due secondi.” La mano le sfiorò la coscia, troppo in basso per essere casuale, e Alice non la scostò.
“Cambiamo gioco,” dissi io, ma la voce mi uscì più debole del previsto.
“Obbligo,” annunciò Rocco, ignorandomi completamente. “Alice, vieni qui e siediti sulle gambe di Joe. E niente mutande, ho visto come ti sei vestita stasera.”
Lei sbuffò, ma già si stava alzando. “Solo perché sono ubriaca,” borbottò, mentre i ragazzi si scambiavano sguardi complici.
Io cercai di non guardare.
Alice si sistemò sulle gambe di Joe con una lentezza esagerata, il vestitino corto che si sollevava appena sufficiente per far intravedere l’assenza di mutande. “Contento, bastardo?” disse, ma il rossore che le saliva dal collo alle guance tradiva l’eccitazione. Joe le passò le mani sui fianchi, affondando le dita nella carne morbida del suo culo, mentre Rocco e Marco fischiarono approvazione.
“Ora il prossimo obbligo,” annunciò Rick, versandosi un altro shot. “Alice, togliti il reggiseno senza usare le mani.” La stanza esplose in un coro di “ohhh”, mentre io stringevo la bottiglia così forte che temevo potesse spezzarsi. Alice mi lanciò un’occhiata, quasi a chiedere scusa, ma i suoi occhi erano già velati da quella luce sfacciata che conoscevo troppo bene.
“Che schifo che siete,” sussurrò, ma già si stava muovendo, torcendo le spalle e facendo scivolare le cinghine giù lungo le braccia con movimenti da gatta in calore. Il reggiseno cadde a terra tra le risate dei ragazzi, e le sue tette, pesanti e sode, rimbalzarono libere sotto il tessuto sottile del vestito. Joe le diede uno schiaffo sul culo, facendola sobbalzare. “Brava troietta.”
“Adesso tocca a me,” disse Marco, sfregandosi le mani con un sorriso che sapeva di guaio. “Alice, obbligo: siediti a cavalcioni su Rick e raccontaci qual è la cosa più sporca che hai fatto con Luca.” La sua voce era carica di un divertimento malizioso, mentre Rick si sistemava sul divano aprendo le gambe con aria di sfida.
Alice fece un respiro profondo, le tette che si sollevavano sotto il vestitino trasparente, ormai privo di ogni pudore. “Ma che cazzo di domanda è…” borbottò, ma già si stava spostando verso Rick, il vestito che si sollevava ulteriormente mentre si accomodava sulle sue cosce. Sentii il mio stomaco contrarsi quando Rick le mise le mani sul culo, spingendola più vicino a sé. “Va bene,” sospirò Alice, fingendo esasperazione, anche se il modo in cui si muoveva leggermente sui suoi fianchi tradiva altro. “Una volta… l’abbiamo fatto nell’ascensore del suo palazzo. E c’era gente che aspettava al piano di sotto.”
I ragazzi esplosero in risate e commenti volgari, mentre Joe le diede uno schiaffetto sulla coscia. “Che troia,” ridacchiò, mentre Alice fingeva di indignarsi, anche se le labbra le tremavano .
“Ora una verità,” intervenne Rocco, versandosi un altro bicchiere. “Alice, quante volte hai pensato a uno di noi mentre eri con Luca?” La domanda cadde come un sasso nello stagno, e per la prima volta vidi un lampo di vera esitazione negli occhi di Alice.
Lei abbassò lo sguardo, le dita che giocherellavano con l’orlo del vestito di Rick. “Che domande del cazzo…” mormorò, ma poi alzò gli occhi, sfidandoli tutti. “Una volta. Dopo quella serata a casa di Joe, quando ci hai fatto giocare a strip poker.” La confessione uscì a denti stretti, ma c’era un tremore nella sua voce che mi fece capire che non era solo colpa dell’alcool.
Joe fischiò, soddisfatto, mentre Rick le affondava le dita nelle chiappe. “E di chi era la faccia che ti immaginavi, troietta?” Alice rise, nervosa, scuotendo la testa. “Questo è un altro obbligo,” rispose, ma la luce nei suoi occhi era ormai impossibile da negare.
“Allora preparati,” disse Marco, mentre io stringevo i pugni sotto al tavolo, “perché adesso tocca a me scegliere l’obbligo.” Alice inspirò, già arrossendo, mentre i ragazzi si scambiavano sguardi complici. La serata era appena iniziata.
“Va bene, Marco, fammi sentire quanto sei originale,” disse Alice con un sorrisetto, ma le sue dita si aggrapparono al colletto di Rick quando Marco si avvicinò con quell’andatura da predatore. “Obbligo: Alice, lecca il collo di Joe mentre lui ti palpa una tetta. E niente morsi, voglio vedere quanto sei brava a fare la timida adesso.”
Alice fece finta di essere scandalizzata, ma il modo in cui si morse il labbro inferiore tradì tutto. “Solo perché siete degli stalker ossessionati,” borbottò, scivolando via dalle gambe di Rick con una lentezza che faceva scintillare il vestito aderente. Joe allargò le braccia con un ghigno, mentre Rocco gli sussurrava qualcosa all’orecchio che lo faceva ridacchiare.
Lei si avvicinò con esitazione teatrale, le gambe che si muovevano come se fosse incerta, anche se sapevo benissimo che non lo era. Quando finalmente si chinò su Joe, la lingua le sfiorò il collo in un movimento lento, provocatorio, mentre la sua mano sinistra le stringeva il seno attraverso il tessuto, facendolo sobbalzare. “Contento, lurido?” sussurrò Alice, ma la voce le tremava, e quando Joe le afferrò la tetta con decisione, un gemmino le sfuggì.
Rick rise e batté le mani. “Verità ora! Alice, ti sei mai masturbata pensando a uno di noi?” La stanza si fece silenziosa per un attimo, e io vidi Alice irrigidirsi, anche se solo per un secondo. Poi scrollò le spalle, fingendo noncuranza, mentre Joe le accarezzava ancora il seno. “Una volta. Dopo quella festa in piscina a casa di Rocco.”
Gli urli dei ragazzi furono così forti che i vicini avrebbero potuto lamentarsi. Rocco si protese in avanti, gli occhi pieni di malizia. “E cosa ti è venuto in mente esattamente, troietta? Dettagli.” Alice si coprì il viso con le mani, ridacchiando. “Che rompicoglioni che siete! Beh… mi sono immaginata Marco che mi prendeva nello spogliatoio mentre voi altri guardavate.”
Marco rise e le diede uno schiaffetto sul culo. “Obbligo numero due, allora. Alice, siediti sulle mie gambe e dimmi come ti piacerebbe che te lo mettessi, visto che ci hai pensato così tanto.”
Alice mi guardò per una frazione di secondo, quasi a chiedermi se intervenissi, ma poi alzò le spalle e si avvicinò a Marco con uno sguardo che conoscevo fin troppo bene. “Solo perché siete degli stalker,” ripeté, ma il rossore che le saliva dal décolleté era la confessione più sincera di tutte.
“Obbligo morbido,” disse Rick con un sorriso da squalo, mentre Alice si sistemava sulle ginocchia di Marco, il vestito ormai ridotto a un inutile lembo di stoffa che non nascondeva più nulla. “Alice, bacia Joe sulla guancia… ma solo dopo che lui ti avrà detto qualcosa di dolce all’orecchio.”
Joe fece un’espressione esageratamente romantica, portandosi una mano al petto. “Tesoro,” sussurrò, avvicinando le labbra all’orecchio di Alice mentre lei fingeva di storcere il naso, “con quel culo da troia potresti far venire anche un santo.” Alice scoppiò a ridere, un suono nervoso e troppo acuto, ma quando le sue labbra sfiorarono la guancia di Joe, lo fece con una lentezza che sapeva di sfida.
“Dai, non fare la timida ora,” borbottò Marco, le dita che le stringevano i fianchi. “La prossima verità è mia. Alice, quante volte ti sei toccata pensando a questa sera?”
Lei gli lanciò un’occhiata di sbieco, le labbra ancora umide dal contatto con Joe. “Che domanda del cazzo…” sibilò, ma poi abbassò la voce come se stesse confessando un segreto. “Tre. Da quando Luca mi ha detto che saremmo venuti da voi.”
I ragazzi esplosero in un coro di approvazione volgare, mentre Rocco si versava un altro bicchiere con mano malferme. “Obbligo ancora più morbido,” annunciò, puntando il dito verso Alice con aria da regista. “Fatti accarezzare i capelli da Rick mentre racconti a Marco cosa ti farebbe Luca se scoprisse quanto sei una troietta.”
Alice scosse la testa, ma già si stava spostando verso Rick, che le affondò le dita tra i capelli biondi con un gesto possessivo. “Luca è un bravo ragazzo,” disse, la voce che tradiva un tremito mentre Marco le passava una mano su una coscia, “non è un ossessionato come voi. Al massimo… mi punirebbe facendomi aspettare.”
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“Punirti?” Joe rise, sfiorandole il seno con il dorso della mano. “Scommetto che invece ti scoperebbe proprio qui, davanti a noi, solo per dimostrare che sei sua.”
Alice abbassò gli occhi, ma il modo in cui si morse il labbro era una risposta più eloquente di qualsiasi parola. “Verità,” sussurrò, “forse… mi piacerebbe vederlo arrabbiato.”
La stanza si riempì di un silenzio carico di elettricità, rotto solo dal suono del ghiaccio che scivolava nei bicchieri. Io, Luca, contai i respiri, sentendo la rabbia e altro ancora mescolarsi in un cocktail pericoloso.
“Allora obbligo finale per stasera,” disse Rocco, alzandosi con fare teatrale. “Alice, siediti sulle mie gambe e sussurrami all’orecchio cosa diresti a Luca se volessi farlo impazzire di gelosia.”
Lei esitò, per la prima volta davvero incerta, ma poi si mosse, il vestito che ormai non serviva a nulla, le curve esposte alla luce cruda del soggiorno. Quando le sue labbra sfiorarono l’orecchio di Rocco, tutti trattennero il fiato.
“Gli direi…” Alice sussurrò, le labbra così vicine all’orecchio di Rocco che il suo respiro caldo gli fece venire la pelle d’oca, “…che stasera ho indossato questo vestito senza mutande apposta per voi.” La voce le tremava appena, ma il sorrisetto che le illuminò il viso quando si tirò indietro era puro veleno. Rocco la fissò con gli occhi che diventavano più scuri, mentre gli altri fischiavano e battevano le mani sul tavolo. .
“Che troia!” esclamò Marco, ridacchiando mentre si versava un altro shot. “Ma dai, è un obbligo ancora troppo soft. Alice, verità: quanti orgasmi hai avuto stasera solo pensando a quello che potremmo farti fare?” La sua domanda cadde come una pietra nello stagno, e per la prima volta vidi Alice arrossire davvero, le guance che diventavano di un rosso acceso.
Lei abbassò lo sguardo, le dita che giocherellavano nervosamente con l’orlo del vestito. “Due,” ammise finalmente, la voce così bassa che quasi non la sentii. “Quando Joe mi ha palpato il culo prima e… e quando Marco mi ha chiesto come vorrei che me lo mettesse.” Il silenzio che seguì fu rotto solo dalle risate soffocate dei ragazzi, mentre io stringevo la bottiglia così forte da temere che potesse spezzarsi.
“Obbligo morbido,” intervenne Rick, sfregandosi le mani con un ghigno da predatore. “Alice, siediti sulle mie gambe e raccontaci qual è la fantasia più sporca che hai su di noi. Ma niente bugie, troietta.” Alice sospirò, ma già si stava spostando verso di lui, il vestito che si sollevava pericolosamente mentre si accomodava sulle sue cosce.
“Va bene,” mormorò, le labbra che sfioravano l’orecchio di Rick mentre i suoi occhi mi cercavano per una frazione di secondo. “Mi sono immaginata… tutti e quattro che mi prendete a turno mentre Luca è costretto a guardare.” La confessione uscì in un sussurro roco, ma la luce nei suoi occhi era impossibile da negare. I ragazzi esplosero in un coro di approvazione volgare, mentre Rick le affondava le dita nei fianchi, stringendola più forte contro di sé.
“Obbligo finale per ora,” annunciò Rocco, alzando la bottiglia in un finto brindisi. “Alice, bacia Marco sulla guancia… ma solo dopo che lui ti avrà detto qualcosa di dolce all’orecchio.” Marco si avvicinò con un’espressione esageratamente romantica, le labbra che sfiorarono l’orecchio di Alice mentre sussurrava qualcosa che la fece ridacchiare nervosamente.
“Che schifo che siete,” mormorò lei, ma quando le sue labbra sfiorarono la guancia di Marco, lo fece con una lentezza che sapeva di sfida.
“Obbligo morbido,” disse Joe con un sorriso che non prometteva niente di buono, mentre Alice si sistemava meglio sulle sue ginocchia, il vestito ormai ridotto a un lembo di stoffa inutile. “Alice, sussurra a Marco qual è la parte del tuo corpo che preferisci che tocchino i ragazzi.”
Lei fece finta di riflettere, le dita che giocherellavano con i bottoni della camicia di Joe, mentre i suoi occhi mi cercavano per una frazione di secondo. “Il collo,” sussurrò infine, avvicinandosi a Marco con un’aria falsamente timida. “Mi fa venire i brividi quando qualcuno ci passa la lingua.” La confessione era appena percettibile, ma sufficiente a far ridacchiare Marco, che le sfiorò appunto il collo con un dito, facendola rabbrividire davvero.
“Verità,” intervenne Rick, versandosi un altro bicchiere con mano malferme. “Alice, hai mai finto di dormire per evitare di scopare con Luca?” La domanda cadde come un sasso nello stagno, e per un attimo vidi un lampo di genuino imbarazzo negli occhi di Alice.
Lei scosse la testa, ma poi si morse il labbro. “Una volta… ero troppo ubriaca e avevo mal di testa,” ammise, la voce così bassa che quasi la persi. “Ma lui se n’è accorto e mi ha solo abbracciata.” I ragazzi scoppiarono in risate, mentre Joe le stringeva un fianco, facendole scappare un gemito soffocato.
“Obbligo ancora più morbido,” annunciò Rocco, puntando la bottiglia verso Alice con aria da regista. “Fatti accarezzare i capelli da Rick mentre racconti a Joe cosa ti piace di più quando Luca ti tocca.” Alice sospirò, ma già si stava spostando verso Rick, che le affondò le dita tra i capelli biondi con un gesto possessivo.
“Mi piace quando…” esitò, le labbra che tremavano appena, “…quando mi prende il culo con una mano e mi tiene ferma mentre mi scopa.” La voce le si perse in un sussurro roco, mentre i ragazzi fischiavano approvazione. Joe rise e le diede un pizzicotto sul fianco, facendela sobbalzare. “Brava troietta,” borbottò, mentre Rick continuava ad accarezzarle i capelli con una lentezza che sapeva di provocazione.
“Verità,” disse Marco all’improvviso, la voce carica di una malizia che fece rizzare i peli sulla nuca ad Alice. “Quante volte hai lasciato che un altro ragazzo ti toccasse mentre eri con Luca?”
Alice si irrigidì sulle ginocchia di Rick, le labbra che si aprirono in un finto sbigottimento. “Ma che cazzo di domanda è—”
“Rispondi, troietta,” interruppe Joe, affondando le dita nella sua coscia.
Lei sbuffò, ma il rossore che le salì dal décolleté era una confessione più eloquente di qualsiasi parola. “Due… tre volte,” mormorò, abbassando gli occhi. “Al club. Solo palpeggiamenti, niente di più.”
Rocco scoppiò a ridere. “Ma certo, come no. Obbligo morbido, allora: Alice, siediti sulle mie gambe e raccontaci come è andata davvero.”
Alice mi lanciò un’occhiata veloce, quasi una richiesta muta di perdono, ma poi si alzò con una lentezza che sapeva di sfida. Il vestito ormai non copriva più nulla, le tette che rimbalzavano ad ogni passo. Quando si sedette su Rocco, lui le avvolse le braccia attorno alla vita, stringendola con forza. “Allora?”
Lei sospirò, le labbra che tremavano appena. “Era… al bagno di un locale. Mi ha spinta contro il muro e mi ha alzato la gonna. Ho lasciato fare perché…” esitò, ma la luce nei suoi occhi era ormai incontrollabile. “Perché mi eccitava l’idea che Luca potesse scoprirlo.”
Un coro di fischi riempì la stanza. Marco si protese in avanti. “Obbligo caldo: Alice, sfregati contro Rocco e dimmi se è più grosso di Luca.”
Alice rise nervosamente, ma già iniziava a muoversi, il bacino che ruotava con movimenti da gatta in calore. “Non posso saperlo solo così—”
“Allora controlla,” la interruppe Joe, ridacchiando.
Rocco le afferrò la mano e la guidò verso la zip dei suoi jeans. Alice trattenne il respiro, ma le sue dita non si tirarono indietro. “Verità,” sussurrò, mentre i ragazzi trattenevano il fiato. “Non è giusto paragonare, ma…”
La frase rimase sospesa, carica di una tensione che sapeva di punto di non ritorno.
Alice abbassò lo sguardo, le dita che stringevano la cerniera di Rocco con un tremore che non era solo finzione. “Ma che cazzo fate…” sussurrò, ma quando alzò gli occhi verso di me, Luca, vidi quella scintilla di sfida che conoscevo troppo bene.
“Rispondi, troia,” ringhiò Marco, affondando le dita nei suoi capelli biondi e tirandole indietro la testa.
Lei sbuffò, ma il modo in cui si mosse contro Rocco era tutto fuorché riluttante. “È… più grosso,” ammise a denti stretti, mentre i ragazzi esplodevano in un coro di approvazione volgare. La mia bottiglia di birra scivolò dalla mano, schizzando schiuma sul pavimento.
“Obbligo pesante ora,” annunciò Joe con un ghigno, versandosi un altro shot mentre Alice rimaneva immobile sulle gambe di Rocco, le dita ancora aggrappate alla sua cerniera. “Alice, fatti leccare una tetta da Marco mentre Rick ti palpa il culo. E niente mezze misure, voglio sentirti gemere davvero.”
Alice fece finta di scandalizzarsi, ma il tremito delle sue labbra tradì l’eccitazione. “Che schifo che siete,” sibilò, ma già si stava spostando verso Marco, il vestito ormai completamente aperto che lasciava intravedere i capezzoli duri. Marco non perse tempo: le afferrò un seno con una mano e vi passò sopra la lingua con un movimento lento, provocatorio, mentre Rick le affondava le dita tra le chiappe da dietro.
“Ah! Bastardi…” gemette Alice, la voce che le si spezzò quando Marco le succhiò il capezzolo con forza. Le sue mani si aggrapparono alle spalle di Marco, le unghie che affondavano nella carne. Io, Luca, serravo i denti così forte da sentire un dolore sordo alle tempie.
“Verità,” sbottò Rick, accarezzandole il culo con un palmo aperto. “Alice, hai mai pensato a noi mentre Luca ti scopava?”
Lei chiuse gli occhi, il respiro affannoso. “Sì,” ammise in un sussurro roco. “Una volta… mi sono immaginata che fosse Rocco a farmi piegare sul letto.” La confessione le bruciò in gola, ma il modo in cui si inarcò contro Rick dimostrò che non era un rimpianto.
“Obbligo finale,” ringhiò Rocco, alzandosi e spingendola verso il divano. “Alice, mettiti a cavalcioni su di me e dimmi esattamente come vuoi che ti prenda stasera. Voglio sentire ogni parola.”
Alice esitò solo un attimo, poi salì su di lui con movimenti fluidi, il vestito che ormai giaceva in pezzi sul pavimento. “Ti voglio dentro di me,” sussurrò, le labbra che sfioravano l’orecchio di Rocco. “Duro. Senza pietà. E voglio che Luca guardi ogni secondo.”
La stanza esplose in un coro di bestemmie e fischi, mentre io sentivo il sangue ruggirmi nelle orecchie. Alice mi guardò, sfidandomi con quegli occhi velati di desiderio che conoscevo fin troppo bene.
“Allora aspettati conseguenze,” le sussurrai, ma la mia voce era troppo bassa per essere udita nel caos.
Rocco rise, afferrandole i fianchi. “Obbligo superato, troia.”
E poi le sue labbra si schiacciarono sulle sue, mentre le mani di Alice si aggrappavano ai suoi capelli come se non volesse più lasciarlo andare.
“Obbligo bonus,” ansimò Rick mentre Alice si staccava dal bacio con Rocco, un filo di saliva che ancora le univa le labbra. “Alice, inginocchiati davanti a me e ripeti quello che hai appena detto a Rocco… ma guardando Luca.”
L’aria nella stanza si fece densa come piombo. Alice tremò leggermente, ma era già scivolata dalle gambe di Rocco con quel movimento fluido da serpente che la rendeva irresistibile. Le sue ginocchia toccarono il pavimento davanti a Rick con un tonfo sordo, le tette che ondeggiavano ad ogni respiro affannoso.
“Luca…” sussurrò, fissandomi con quegli occhi di ghiaccio bagnato che sembravano sfidarmi e implorarmi allo stesso tempo. “Voglio che Rick mi scopi finché non riesco più a camminare… e voglio che tu mi guardi mentre mi viene dentro.”
Joe emise un suono gutturale, versandosi del whiskey direttamente in gola. “Cristo santo,” borbottò Marco, palpeggiandosi l’erezione attraverso i jeans.
Rick le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa con una forza che la fece gemere. “Non basta, troia. Dì a Luca cosa hai fatto nel bagno del locale quella volta.”
Alice chiuse gli occhi, il respiro che le usciva a scatti. “Mi sono fatta leccare la figa da un ragazzo a caso mentre… mentre pensavo a voi quattro.” La voce le si ruppe nell’ultima parola, ma era troppo tardi per fingere vergogna.
“E poi?” incalzò Joe, le dita che le serravano i fianchi mentre Alice si torceva appena sul pavimento, le ginocchia già rosse per lo sfregamento. “Cos’altro hai fatto, troietta? Vogliamo tutti i dettagli.”
Alice rise nervosamente, un suono strozzato che le uscì dalla gola mentre Rick le tirava i capelli all’indietro, esponendo il collo sudato. “Dopo… mi sono fatta sbattere contro il muro,” sussurrò, gli occhi che mi fissavano con una sfida che mi fece ribollire il sangue. “Lui mi ha sollevato la gonna e—”
“E tu l’hai lasciato fare,” completò Marco con un ghigno, accarezzandole la schiena con una mano che scendeva troppo basso. “Perché sei una lurida troia che si eccita solo se rischia di farsi beccare.”
Lei annuì, le labbra che tremavano non per la vergogna ma per l’eccitazione che le faceva vibrare la voce. “Sì. E mentre lo facevo… pensavo a Rocco che mi guardava.” La confessione la fece rabbrividire, e Rocco, ancora seduto sul divano con le gambe divaricate, si passò una mano sulla bocca per soffocare una bestemmia.
“E Luca?” domandò Rick improvviso, la voce roca mentre le teneva i polsi bloccati dietro la schiena. “Dovevi immaginartelo mentre ti scopavi un altro, eh?”
Alice chiuse gli occhi, le narici che si dilatavano per il respiro affannoso. “Luca… era dietro di me,” sussurrò, la voce che si spezzava in un gemito quando Joe le pizzicò un capezzolo. “Mi teneva ferma mentre l’altro mi prendeva. E io… Dio, io imploravo di più.”
Un coro di imprecazioni riempì la stanza. Marco le affondò le dita tra le cosce, facendola sobbalzare. “Obbligo pesante, allora. Alice, raccontaci l’ultima volta che hai tradito Luca. Ogni. Singolo. Dettaglio.”
Lei mi guardò, per la prima volta con un barlume di vera esitazione, ma quando Rick le morse l’orecchio, quel lampo svanì. “Ieri,” ansimò. “Nell’ascensore del tuo palazzo, Marco. Ti ho mandato un messaggio mentre Luca era in bagno.”
Silenzio. Poi Marco scoppiò in una risata oscena. “Quella volta che hai detto di essere venuta a prendere un libro? Cristo, troia, mi hai quasi fatto venire un infarto quando hai iniziato a slacciarmi i jeans.”
Alice annuì, le guance infuocate ma lo sguardo che non abbassava. “E tu mi hai scopata contro il muro mentre Luca chiamava il mio nome dall’altra parte della porta.”
La bottiglia che tenevo in mano si schiantò sul pavimento. Alice non si voltò neanche, troppo occupata a fissarmi con quegli occhi che ormai conoscevo fin troppo bene: pieni di desiderio, di sfida, e della certezza che non avrei fatto un solo passo per fermarli.
“Obbligo finale,” ringhiò Rocco, alzandosi con un’erezione che deformava i jeans. “Alice, inginocchiati e ripeti esattamente cosa gli hai detto a Marco mentre Luca ti cercava.”
Alice si morse il labbro, le ginocchia che affondavano nel tappeto mentre i quattro ragazzi la circondavano come lupi affamati. “Allora?” ringhiò Rocco, afferrandole il mento con forza. “Inizia dal principio, troia. Vogliamo sapere ogni lurido dettaglio.”
Lei chiuse gli occhi, il respiro che le usciva a scatti. “La prima volta… è stato dopo un mese che uscivo con Luca,” sussurrò, le dita che si contorcevano sul grembo. “Un ragazzo della palestra mi ha seguito nello spogliatoio femminile. Ho lasciato che mi alzasse il top e mi leccasse le tette mentre pensavo a quanto Luca si sarebbe incazzato se avesse saputo.” La voce le tremava, ma il rossore che le saliva dal collo non era di vergogna.
Joe fischiò, accarezzandole una coscia con troppa familiarità. “E poi? Non mi dirai che ti sei fermata lì, troietta.”
Alice scoppiò in una risatina nervosa, le labbra umide mentre raccontava. “Lui ha infilato una mano nei miei leggings… e io gli ho sussurrato di stringere più forte perché sapevo che mi avrebbe lasciata tutta segnata.” Il racconto si interruppe quando Rick le affondò improvvisamente le dita tra i capelli, piegandole la testa all’indietro con un gesto brutale.
“Obbligo sincero,” ringhiò Rick, torcendole un capezzolo tra le dita mentre Alice gemeva contro la sua spalla. “Quante foto delle tue tette hai mandato a qualcuno senza che Luca lo sapesse?”
Alice chiuse gli occhi, il respiro affannoso. “Non le conto più,” sussurrò, la voce che si perse in un rantolo quando Joe le pizzicò l’altro capezzolo. “La prima… fu a Marco dopo una festa. Ero ubriaca e volevo farlo impazzire.” Il ricordo le fece arrossire le guance, ma il modo in cui si strinse alle braccia di Rick tradisce l’eccitazione che ancora la pervadeva.
“La seconda a Rocco,” continuò, mordendosi il labbro mentre i suoi occhi cercavano i miei con una sfida che mi fece serrare i pugni. “Un video mentre mi toccavo sotto la doccia. L’avevo fatto apposta durante una delle nostre litigate.” La confessione le bruciò in gola, ma il tremito delle sue gambe non era di vergogna.
Joe le sfiorò l’orecchio con i denti. “E Rick? Non mi dirai che il povero Rick è stato escluso dal tuo piccolo harem di troietta.”
Alice rise, un suono strozzato e umido. “A Rick… gli ho mandato una foto mentre Luca mi stava sopra. Solo che avevo tagliato Luca fuori dall’inquadratura.” I suoi occhi luccicarono di malizia quando Rick le affondò una mano tra le cosce, facendela contorcere.
“E a me,” interruppe Marco con un ghigno mentre si versava un altro drink, “mi hai mandato quel video in cui fingevi di dormire mentre ti toccavi. Ricordi? La notte che Luca era fuori città.”
Lei annuì, le labbra che formavano una “o” perfetta quando Rocco le strinse un seno con troppa forza. “Avevo… ah!… registrato tre versioni prima di scegliere quella giusta.” L’ammissione la fece rabbrividire, ma il sorriso che le illuminò il viso era pura sfida rivolta a me, Luca, mentre i ragazzi ridevano come branchi di iene.
Il vibrare del telefono nella tasca dei jeans mi strappò a quel girone infernale. Lo estrassi con mano malferme – mia madre, tre chiamate perse. “Devo andare,” borbottai, la voce che mi si incrinò quando Alice emise un gemito strozzato mentre Joe le affondava le dita tra le cosce. “Problema a casa.”
“Ma dai, Luca, restaaaa,” cantilenò Marco, già strafatto, mentre versava del liquore direttamente sul décolleté sudato di Alice e si chinava a leccarlo via. Lei rise, quel suono da troietta ubriaca che ormai conoscevo fin troppo bene, e incrociò le gambe attorno alla vita di Marco come un ragno che avvolge la preda.
“Vai pure, tesoro,” mi sussurrò Alice con una vocina da bambina viziata, le dita che intrecciavano i capelli di Rocco mentre lui le mordeva il collo. “Tanto… ah!… tanto noi finiamo questo gioco e poi vengo a casa.” La promessa suonava falsa come il suo rossore da verginella di due ore prima.
Sbatté la porta alle mie spalle con tale violenza che i vetri tremarono. In strada, l’aria gelida di gennaio non riuscì a spegnere il fuoco che mi divorava le vene. Attraversai il parcheggio a grandi falcate, i pugni così stretti che le unghie mi scavavano solchi nei palmi. Il rombo del motore della mia auto coprì per un attimo le risate che ancora mi rimbombavano nelle orecchie.
Avevo percorso meno di un kilometro quando il telefono vibro di nuovo. Il messaggio di Alice illuminò lo schermo al buio: una foto sfocata che mostrava solo una mano – non la sua – che le allargava le cosce sul divano di Rocco. Il testo sotto diceva semplicemente “Obbligo o verità? ?”.
La macchina sbandò quando schiacciai l’acceleratore a fondo, il cuore che mi martellava all’unisono con il motore sovragiri. Nello specchietto retrovisore, l’ultima cosa che vidi fu la luce fioca del soggiorno di Rocco dove, anche senza me, il gioco evidentemente continuava. E Alice, la mia Alice, sarebbe tornata a casa solo quando i suoi “amici” avessero deciso di concludere la serata.
Il telefono vibrava ancora sul sedile del passeggero mentre sterzavo bruscamente verso casa. Lo schermo si illuminava a intermittenza: stavolta era un video di pochi secondi. Alice, le gambe divaricate sulle ginocchia di Joe, mentre Rick le infilava due dita in bocca ridendo. Il messaggio allegato: “Ti manco già? ?”
Un camion mi suonò mentre sbandavo, la vista offuscata da un velo rosso. Parcheggiai di fronte al mio palazzo con un stridio di gomme, ma invece di salire, accesi una sigaretta con mani che tremavano più del motore ancora caldo. Il fumo mi bruciò i polmoni, ma il dolore era nulla rispetto alla fitta che mi trapassava il petto ogni volta che il telefono vibrava.
Stavo per spegnerlo quando arrivò l’ultimo messaggio: un audio. Premetti play con un gesto automatico, e la voce roca di Alice riempì l’abitacolo, interrotta da respiri affannosi e dal rumore di schiaffi di pelle su pelle. “Luca… ah! Luca, senti cosa mi stanno facendo?” Un gemito lungo, teatrale, seguito dalle risate di Marco. “Dovresti vederlo, tesoro… Rocco è così più grosso di te—”
